L’Associazione Italiana dei Difensori d’Ufficio chiede al Governo un immediato stop all’applicazione della disciplina della tagliola fiscale sui compensi dovuti dalla Pubblica Amministrazione ai professionisti.
Una richiesta che si fonda non soltanto sui profili di incostituzionalità già denunciati dall’Associazione lo scorso dicembre, ma anche sugli effetti concreti che la norma sta producendo a soli tre mesi dalla sua applicazione.
“Quello che avevamo denunciato come un meccanismo sproporzionato e privo di adeguate garanzie si sta rivelando anche un autentico boomerang per i conti pubblici e per l’efficienza dell’intero sistema Giustizia – dichiara il Presidente di ADU Italia, avvocato Riccardo Rossi –. Ci stanno arrivando numerosissime segnalazioni, anche da parte di professionisti che non sono iscritti alla nostra Associazione, che descrivono un sistema applicato in modo meccanico, in alcuni casi anche a posizioni che risultano al di sotto della soglia dei 5.000 euro, dunque senza un rigido e serio controllo”.
Le segnalazioni raccolte dall’Associazione evidenziano infatti situazioni difficilmente conciliabili con la stessa logica della norma.
È stato segnalato, ad esempio, il caso di professionisti ai quali, dopo una prima compensazione diretta e un successivo approfondimento della posizione debitoria, risultava un debito residuo inferiore alla soglia prevista dalla legge. Nonostante ciò, l’automatismo avrebbe determinato un ulteriore dirottamento in favore dell’Ente della riscossione delle somme dovute dalla Pubblica Amministrazione al professionista.
Ancora più numerose sono le segnalazioni relative all’attivazione del meccanismo in presenza di cartelle impugnate, sospese o addirittura regolarmente accettate e oggetto di rateizzazione non decaduta, oltre a debiti “antichi” rispetto ai quali non è stato possibile opporre la prescrizione.
“Il problema è l’automatismo – prosegue Rossi – una volta attivato il procedimento, il professionista non dispone di un effettivo contraddittorio preventivo che gli consenta di rappresentare tempestivamente una sospensione, un pagamento già effettuato, una rateizzazione o un errore nella determinazione della posizione debitoria, tantomeno di opporre la prescrizione del credito. E soprattutto, avverso il conferimento diretto del compenso all’Amministrazione creditrice, non è previsto un rimedio immediato ed efficace che consenta di bloccare l’apprensione delle somme”.
A questo si aggiunge un ulteriore problema: il provvedimento di apprensione diretta non fa riferimento alla cartella o alle cartelle poste a fondamento della pretesa, rendendo più difficile per il professionista conoscere immediatamente l’origine e l’esatta consistenza del debito e, conseguentemente, esercitare in modo pieno ed effettivo il proprio diritto di difesa.
Secondo ADU Italia, il risultato rischia di essere paradossale: uno strumento introdotto per rendere più efficiente la riscossione rischia di produrre un’enorme quantità di contenzioso, costringendo professionisti e Amministrazioni a confrontarsi successivamente su somme che, in molti casi, non avrebbero dovuto essere trasferite, con ovvie ripercussioni sull’efficienza del comparto Giustizia e sulle casse dello Stato.
ADU Italia torna sulla disparità di trattamento rispetto ai redditi da lavoro, per i quali l’ordinamento prevede limiti all’apprensione. Al professionista, invece, può essere sottratto l’intero compenso, sulla base della presunzione che disponga di altra liquidità oltre quella oggetto del pagamento. Una presunzione che non tiene conto della concreta situazione economica del lavoratore autonomo e che rischia di compromettere la continuità della sua attività professionale. L’integrale assorbimento del compenso può privare il professionista della liquidità necessaria per la prosecuzione dell’attività e per far fronte agli stessi obblighi fiscali e previdenziali correnti.
“Il rischio è quello di trasformare una misura di riscossione in una spirale di nuovi contenziosi e nuove difficoltà finanziarie – sottolinea il Presidente di ADU Italia – ma c’è un ulteriore effetto che non può essere sottovalutato: quello sulla difesa d’ufficio e sul patrocinio a spese dello Stato”.

La possibilità che i compensi liquidati dalla Pubblica Amministrazione vengano integralmente appresi, secondo l’Associazione, può infatti scoraggiare i professionisti dall’iscriversi o dal permanere nelle liste dei difensori d’ufficio e negli elenchi dei difensori disponibili per il patrocinio a spese dello Stato.
“Se il professionista corre il rischio di lavorare e, al momento del pagamento, di non ricevere il compenso perché integralmente destinato alla riscossione di un debito pregresso non contestabile, è evidente che l’attrattività di questi incarichi diminuisce, attese le già note difficoltà e i sistematici ritardi nel vedere riconosciuti gli onorari spettanti. Il danno, però, non ricade soltanto sull’avvocato: rischia di ricadere soprattutto sui cittadini più deboli, che hanno bisogno di un sistema realmente accessibile ed efficiente”.
ADU Italia ribadisce pertanto la necessità di una sospensione immediata dell’applicazione della norma, nelle more di un intervento legislativo che ne corregga le principali criticità.
L’Associazione chiede inoltre al Governo di istituire con urgenza un tavolo tecnico, al quale siano chiamate a partecipare le categorie professionali direttamente interessate, affinché possano essere esaminate le numerose problematiche emerse nei primi mesi di applicazione e individuate soluzioni capaci di contemperare le esigenze della riscossione con la tutela dei professionisti.
“Non si vuole mettere in discussione il diritto dello Stato a riscuotere i propri crediti – conclude Rossi – ma la riscossione deve avvenire nel rispetto dei principi di ragionevolezza, proporzionalità, parità di trattamento e tutela giurisdizionale. Oggi abbiamo la prova che il meccanismo, così come concepito, non funziona: occorre fermarlo e correggerlo prima che il problema diventi strutturale”.
ADU Italia invita pertanto il Governo ad assumere immediatamente le necessarie iniziative e a convocare senza indugio un tavolo di confronto con le rappresentanze delle categorie interessate.
Il documento della Giunta Nazionale indirizzato alle Istituzioni è scaricabile qui