D.L. Sicurezza: attacco al diritto di difesa degli immigrati

ADU Italia esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto alle disposizioni contenute nel Decreto-Legge 24 febbraio 2026, n. 23, che interviene in materia di sicurezza pubblica e immigrazione. Dietro una narrazione orientata all’efficienza amministrativa e al rafforzamento dei controlli, il provvedimento introduce misure che incidono profondamente – e negativamente – sulle garanzie fondamentali dello Stato di diritto.

Particolarmente grave appare l’abrogazione dell’art. 142 del DPR 30 maggio 2002, n. 115, prevista dall’art. 29, comma 3, del decreto. Tale disposizione garantiva, nei procedimenti di impugnazione dei provvedimenti di espulsione, la copertura automatica a carico dello Stato delle spese legali e degli onorari dei difensori. Si trattava di uno strumento essenziale per assicurare l’effettività del diritto di difesa a soggetti che, per definizione, si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità economica e giuridica.

La sua abrogazione non può essere letta come una misura di razionalizzazione della spesa pubblica: i compensi previsti erano già ridotti ai minimi tabellari, ulteriormente decurtati della metà. Piuttosto, essa si configura come un intervento volto a limitare concretamente l’accesso alla giustizia. Le tempistiche stringenti per impugnare un decreto di espulsione – pari a 20 giorni – risultano infatti incompatibili con le procedure ordinarie per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, rendendo di fatto impraticabile l’esercizio del diritto di difesa.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: l’assenza di una disciplina sostitutiva chiara. L’eliminazione dell’art. 142 genera incertezze interpretative rilevanti, in particolare per quanto riguarda la liquidazione dei compensi ai difensori d’ufficio nominati nei procedimenti in materia di immigrazione. Una lacuna normativa che rischia di tradursi in disfunzioni sistemiche e in una compromissione ulteriore delle garanzie processuali.

Questa scelta normativa si inserisce in una linea politica già emersa con la Legge 30 dicembre 2025, n. 199, e sembra delineare un attacco progressivo all’istituto del patrocinio a spese dello Stato e alla dignità della difesa d’ufficio. Si tratta di un arretramento grave rispetto agli sforzi compiuti dal legislatore per garantire equità, accesso alla giustizia e riconoscimento del lavoro degli avvocati, in coerenza con i principi sanciti dall’art. 36 della Costituzione.

Non va inoltre dimenticato che i compensi nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato sono liquidati solo in presenza di ricorsi ammissibili, ossia fondati su vizi specifici del provvedimento amministrativo. Disincentivare tali impugnazioni significa, nei fatti, aumentare il rischio che atti illegittimi restino incontestati, compromettendo la legalità dell’azione amministrativa.

ADU Italia ritiene che questa misura non sia compatibile con i principi fondamentali dello Stato di diritto, in particolare con il diritto alla difesa e all’accesso effettivo alla giustizia. Qualora la legge di conversione confermi questo impianto, l’associazione annuncia fin d’ora la propria disponibilità a promuovere e sostenere ogni iniziativa utile, anche in sede giudiziaria, per contrastarne gli effetti e ristabilire il rispetto delle garanzie costituzionali.

La sicurezza non può essere costruita comprimendo i diritti. Una democrazia solida si misura dalla capacità di tutelare anche – e soprattutto – chi si trova nelle condizioni più fragili.

 

Napoli/Roma 8 aprile 2026             

                                                          La Giunta di ADU Italia

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